{"id":1292,"date":"2015-07-02T09:59:33","date_gmt":"2015-07-02T09:59:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/?p=1292"},"modified":"2015-07-02T09:59:33","modified_gmt":"2015-07-02T09:59:33","slug":"siria-a-raqqa-una-rete-segreta-di-attivisti-svela-le-atrocita-dellis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/?p=1292","title":{"rendered":"Siria, a Raqqa una rete segreta di attivisti svela le atrocit\u00e0 dell&#8217;Is"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/wp-content\/uploads\/isis_inf-kFqC-1280x960@Web.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1293 alignleft\" src=\"http:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/wp-content\/uploads\/isis_inf-kFqC-1280x960@Web.jpg\" alt=\"isis_inf-kFqC--1280x960@Web\" width=\"400\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/wp-content\/uploads\/isis_inf-kFqC-1280x960@Web.jpg 400w, https:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/wp-content\/uploads\/isis_inf-kFqC-1280x960@Web-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.raqqa-sl.com\/en\/wp-content\/uploads\/isis_inf-kFqC-1280x960@Web-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>&#8220;Siamo attivisti non violenti, non possiamo combattere il Daesh (acronimo arabo del sedicente Stato islamico, ndr) con le armi, quindi usiamo le parole. Per sconfiggerci, dovrebbero spegnere Internet, ma non lo fanno, perch\u00e9 loro stessi lo usano molto&#8221;. Cos\u00ec Abu Muhammed, tra i fondatori della rete di attivisti &#8216;Raqqa viene massacrata in silenzio&#8217; (Raqqa is Being Slaughtered Silently), descrive le attivit\u00e0 del gruppo, che dalla citt\u00e0 diventata capitale siriana del &#8216;califfato&#8217; proclamato dallo Stato islamico (Is), fa conoscere al mondo le atrocit\u00e0 commesse dai jihadisti.<\/p>\n<p>La rete, che pu\u00f2 contare su poche decine di attivisti, \u00e8 stata fondata ad aprile del 2014, quando a livello internazionale si era quasi del tutto ignari delle decapitazioni, delle lapidazioni, delle crocifissioni e delle altre violenze commesse dall&#8217;Is. &#8220;Grazie a noi &#8211; ha spiegato un altro dei fondatori del gruppo, che usa lo pseudonimo di Abu Ibrahim al-Raqqawi &#8211; Raqqa non viene pi\u00f9 massacrata in silenzio, il mondo intero sa cosa succede e conosce la realt\u00e0 sul Daesh&#8221;.<\/p>\n<p>Le informazioni, le immagini e i video di &#8216;Raqqa viene massacrata in silenzio&#8217; vengono pubblicati su Twitter e su Facebook. Sul sito di micro-blogging il gruppo ha oltre 23.000 follower, sul social network ne ha 39.000. Gli attivisti raccontano le atrocit\u00e0 dell&#8217;Is, ma anche i danni e le vittime provocati dai raid della coalizione internazionale, insieme a informazioni sulla vita di tutti i giorni, come l&#8217;interruzione della corrente, la mancanza di acqua potabile, di cibo o di medicine.<\/p>\n<p>Le loro immagini sono spesso crude, al pari di quelle diffuse dallo stesso Is. Ma il loro ruolo \u00e8 vitale, spiega Hassan Hassan, coautore del libro &#8216;Isis: Inside the Army of Terror&#8217;, perch\u00e9 &#8220;non si pu\u00f2 permettere che sia solo l&#8217;Is a raccontare la sua versione dei fatti&#8221;, perch\u00e9 &#8220;chi vive all&#8217;esterno non possa dire che non ci sono prove sul fatto che la gente del posto non sia contenta sotto il dominio&#8221; dell&#8217;Is e per scoraggiare i simpatizzanti dell&#8217;Is a trasferirsi nel &#8216;califfato&#8217;.<\/p>\n<p>Per gli attivisti della rete, la vita non \u00e8 facile, perch\u00e9 l&#8217;Is li considera una minaccia. Per le strade della citt\u00e0, i jihadisti controllano i cellulari dei passanti. Nelle moschee, gli imam fanno campagna ed emettono fatwa contro la rete, il cui account Twitter \u00e8 stato spesso hackerato, mentre il profilo Facebook \u00e8 stato chiuso pi\u00f9 volte dai gestori, a causa delle immagini crude che pubblica. Voci non confermate parlano di telecamere a circuito chiuso installate in vari punti della citt\u00e0, per stanare i &#8216;traditori&#8217;.<\/p>\n<p>Gli attivisti si muovo nella massima segretezza. Non si conoscono tra di loro, per non rischiare che, in caso di arresto e tortura di uno, venga svelata l&#8217;identit\u00e0 degli altri. Non rivelano neanche ai loro familiari il loro attivismo. Tramite i loro &#8216;complici&#8217; nella vicina Turchia, ricevono aiuti da ong americane di cui non rivelano il nome, sempre per motivi di sicurezza.<\/p>\n<p>In passato sono stati commessi errori pagati a caro prezzo. Lo scorso anno, uno dei fondatori della rete, Moataz Bilah, \u00e8 stato catturato dall&#8217;Is, che ha trovato foto e video compromettenti sul suo cellulare, lo ha arrestato e lo ha ucciso. Sempre nel 2014, un altro attivista ha postato un video in cui si sentiva la sua voce e i jihadisti lo hanno rintracciato utilizzando la geolocalizzazione del video e riconoscendo la voce.<\/p>\n<p>Le informazione che fornisce il gruppo sono spesso preziose, tanto che tra i loro follower ci sono giornalisti, politici e ufficiali del Pentagono. Certo, verificare l&#8217;autenticit\u00e0 delle loro notizie non \u00e8 possibile. Ma in passato molti dei loro &#8216;scoop&#8217; si sono dimostrati autentici. Come l&#8217;annuncio, lo scorso anno, di una incursione segreta delle truppe americane per liberare alcuni ostaggi, tra cui il giornalista James Foley.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione, fallita, \u00e8 stata ammessa dall&#8217;amministrazione Usa solo dopo alcuni giorni. Lo stesso \u00e8 accaduto quando l&#8217;Is ha catturato un pilota giordano, alla fine del 2014. La rete ha subito dato la notizia della sua uccisione, confermata dopo alcuni giorni da un video dell&#8217;Is che mostrava il pilota mentre veniva bruciato vivo, all&#8217;interno di una gabbia.<\/p>\n<\/p>\n<p><strong>source :\u00a0adnkronos.com<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;Siamo attivisti non violenti, non possiamo combattere il Daesh (acronimo arabo del sedicente Stato islamico, ndr) con le armi, quindi usiamo le parole. 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